Thor: Ragnaro©k

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Vivere in mezzo ai cinghiali non è proprio il massimo, ma ha i suoi aspetti positivi. Per esempio quel poco che hai vicino a casa è davvero vicino a casa, come il cinema, praticamente di fronte. Posso comprare i pop corn tirando fuori il braccio dalla finestra della cucina.
Quindi sabato, invece di andare a fare le impennate con le Ape Cross truccate – tradizione locale insieme alle salsicce e le urla moleste alle tre di mattina – sono andato con la Bionda a vedere Thor: Ragnarok sapendo sarebbe stato una figata.

Ne ero sicuro grazie alla presenza di questo figuro in regia:

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Taika Waititi è anni che sforna cinema di qualità fatto di colori, tempi comici perfetti e tanto, tantissimo cuore. L'idea che si potesse piantare la prima volta che ha in mano un budget superiore a due succhi di frutta da discount mi sembrava, onestamente, impossibile.
Anzi, ero certo che avrebbe dato una dimensione interessante a un personaggio, Thor, che nessuno era riuscito a inquadrare in maniera soddisfacente, sempre in bilico fra l'eroe epico e il giocatore di ruolo dal vivo con poco senso di sé.

Ora abbiamo un Thor sì scemotto e low-key, ma che è cresciuto come personaggio più in due ore di film che nei quattro lungometraggi precedenti, oltre a essere finalmente accompagnato da spalle interessanti e non da pupazzoni usciti da He-Man.

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Il mio voto, sulla Scala Internazionale Burnstufen™, è di sette caimani sul comò.

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Un film da vedere, godere e poi sparlarne ai circoli culturali più in.

Un personaggio misterioso — che chiameremo per comodità “Dario” — mi ha chiesto di rilasciare via stampa la sua opinione del film. Mi si potrebbe chiedere: “ma non è il tuo blog personale, Niobio?”. Sì, ma ogni tanto mi piace invitare le persone a casa mia. Non quella fra i cinghiali, quella no, ché poi sconvolgo gli ospiti con le Ape impennate fuori dall'uscio.

Sabato mattina mi sono alzato presto con l'intenzione di tagliare il prato, ché è più vicino a una giungla vietnamita che a un prato vero.
Terrorizzato dall'idea di trovare dei tunnel sotto l'erba, decido che è meglio armarsi di caffè. Rigorosamente solubile, viste le cialde finite a marzo del 2016 e il caffè hardcore-moka-style che mi genera ansia tanto quanto pensare alla luce di Schrödinger del frigorifero.

Appena impugno la tazza di caffè tra le mani la voglia di tagliare il prato misteriosamente svanisce, così mi lancio sulle recensioni di Thor: Ragnarok, visto qualche giorno prima, per capire se ho capito.

Ho capito di non aver capito.

Spulcio un po’ di opinioni e mi rendo conto che ai puristi non è piaciuto.
Ai puristi del fumetto, dico, quelli che ti citano il duo Kirby-Simon, quelli che dicono che il primo film di Thor è un capolavoro incompreso e non una palla mortale che fa ridere anche se non dovrebbe.

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Provo a offrire il mio punto di vista, ovviamente senza spoiler
“perché è meglio”, parafrasando puffo Quattrocchi, avatar dei cacacazzo su internet.

Vi dirò – e che le ire dei puristi si abbattano su di me – a me il film è piaciuto.
Thor un film così se lo merita, perché anche gli eroi più epici hanno bisogno di non prendersi sempre sul serio.

È una sorta di road movie, probabilmente con molte peculiarità già viste in altri film, è vero, ma l'MCU (il baraccone che produce i film Marvel per intenderci) non ha mai inventato niente di nuovo a livello cinematografico e credo non abbia nemmeno la presunzione di farlo.
Prende format narrativi che funzionano, ci mette più soldi, attenzioni, e il risultato è spesso vincente.

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Le musiche spaccano e lanciarsi in parallelismi con i Guardiani delle Galassia è facile ma disonesto. Sono 2 film diversi in contesti simili e i “pezzoni” tipo Led Zeppelin funzionano bene in entrambi il film.
La trama scorre lineare ed è di facile comprensione, senza assurde pensate tipo quella di Avengers: Age of “fa comunque più paura di” Ultron.

Pochi personaggi secondari, un Jeff Goldblum spettacolare nelle vesti del Gran Maestro boss di Sakaar, un cattivo, tutto sommato davvero cattivo, interpretato dalla statuaria Cate Blanchett e qualche colpo di scena fanno sì che la visione se ne scorra leggera e fracassona.

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Casomai non fosse chiaro:
Thor: RagnaROcK fa ridere, forse non sempre, forse non tutti nello stesso modo, ma quando esci dal cinema sei contento e questo tanto basta.
Sono qui seduto a scrivere questa recensione e mi immagino i puristi seduti in sala che fanno a gara per non farsi strappare nemmeno un sorrisetto. Pronti per scatenare il Ragnarok.

E niente, torno al Viet-fottuto-Nam.

 
12
Kudos
 
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