Please More Heroes

by Niobio 41

Balocchi elettronici, cultura pop e sesso interspecie.

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L'Oltre

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«La differenza la fa soltanto lo stomaco, te lo dico io.»

Sandro era seduto su una sedia girevole, i braccioli mangiati dal tempo, dall’incuria e da mani nervose. Posò sulle labbra una sigaretta d’importazione, sfilata da un vecchio pacchetto trovato sulla scrivania. Diede un’occhiata alla confezione girandosela fra i polpastrelli, soffermandosi su un riquadro di testo in basso che parlava di come i suoi polmoni fossero già poltiglia e muco e tessuti bruciacchiati, ma con la gentilezza di una lingua esotica che non comprendeva.
Puntellandosi sui talloni, ruotò la sedia verso Chiara, portando la mano a un vecchio accendino da scrivania, a quanto pare ricordo ossidato di un viaggio non proprio avventuroso a Cortina, quando ancora a qualcuno fregava di sembrare ricco.

Strizzò gli occhi, mentre le sue rughe, profonde e patetiche, erano un chiaroscuro alla luce della fiammella.

«Capisci

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I diritti imperscrittibili del videogiocatore

Vi sarà capitato almeno una volta da quando bazzicate, che ne so, il MONDO, di leggere la famosa lista de
I diritti imperscrittibili del lettore, tratta da Come un romanzo di Pennac.

Mi è rivenuta in mente qualche giorno fa, mentre decidevo di interrompere la lettura di una cacata su carta costata quanto una gita a Berlino, e mi sono chiesto se si potesse ricreare una lista di diritti imprescrittibili anche per i videogiocatori, seguendo pedissequamente la struttura creata dal Danielone nostro.

Me lo sono chiesto e mi sono detto che sì, si poteva fare. Mi sono anche congratulato per l’idea e mi sono offerto una bottiglia di Morellino che ho bevuto alle tre di notte, eroso dai sensi di colpa.

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 1. Il diritto di non aggiornarsi

Il mondo del gaming è in costante evoluzione, con decine e decine di nuovi titoli in uscita ogni settimana sulle più disparate piattaforme. Puoi fermarti

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La mappa di Jerry Gretzinger - Una vita da demiurgo

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Umido agosto del 1963, periferia di Ann Arbor, Michigan.

Jerry Gretzinger era seduto nella sala controllo del locale stabilimento della Hoover Ball Bearing (ora Hoover Precision) a farsi due palle così.

Molto appropriato, lavorando in una fabbrica di sfere, ma nondimeno insopportabile.

Jerry sfilò da un cassetto un foglio di carta per macchine da scrivere, impugnò una penna (ovviamente a sfera) e decise di ammazzare il tempo scarabocchiando la mappa di una città che non esiste, tratteggiandone le minuscole casine nei minuscoli isolati dei minuscoli quartieri, arricchendola con musei, monumenti e stazioni del treno ispirati all’idea americanissima che aveva di Londra.

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Fu soddisfatto del risultato, ma si accorse istantaneamente che non sarebbe più bastato.

La mappa, per quanto gradevole, non rispondeva ai bisogni della popolazione che abitava in quei confini d’inchiostro e carta

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Saga – lo «Star Wars per pervertiti»

Brian K. Vaughan è probabilmente uno dei pochi motivi per cui ho ancora fiducia nei fumetti americani a uscita mensile.
Non solo perché è il creatore di perle sottovalutatissime in Italia come Y: The Last Man ed Ex-Machina (entrambe le opere hanno subito in Italia la cura RW Edizioni, con stampe così povere che te le aspetteresti agli incroci a chiederti due spicci e uscite interrotte senza addurre alcuna motivazione plausibile), ma per il particolare non indifferente di essere uno dei pochi ad aver capito come scrivere fumetti di successo senza che siano indirizzati al solo pubblico adolescenziale.

Un paio d’anni fa, dopo aver concluso la stesura dello script per l’adattamento cinematografico di Ex-Machina, Brian si è accorto di non voler lavorare più su commissione per la Marvel e la DC, ormai esausto dai ritmi serrati delle consegne a cui si era piegato dal 1996. Voleva tornare a

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Mind Blank

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«Piano terra. Buon proseguimento di serata, dottoressa Medina» cinguettò l’ascensore, con tono argentino. Si fermò con dolcezza, mentre le sue porte, ronzando di piacere, si aprirono sulla hall del laboratorio.

Riallineai il comunicatore neurale da “lavoro” a “tempo libero” prima di incamminarmi verso il Security Chief per la procedura di Controllo Identità.

Santino mi salutò dalla sua sedia con un cenno di mano, chinando il capo e abbassando le ololenti sul naso per vedermi meglio. Nel riflesso dei suoi occhiali olografici vidi le immagini di repertorio dell’incontro Malak’ev contro Jameson per la cintura dei pesi straordinari di Chess Boxing. Cercai di nascondere il mio disappunto. Santino era un omone buono ed educato, ma digerivo poco il lassismo che mostrava nell’esercizio delle sue funzioni. Piegai moderatamente gli angoli della bocca in un sorriso privo di calore.

Santino fece

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