Monster Hunter World: Evolversi ritornando alle radici

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Monster Hunter è una serie strana, che ha sempre dato l'idea di avere più cose da dire di quante ne potessero contenere le console che lo ospitavano. I suoi mondi reattivi e brulicanti di vita sono stati per più di un decennio limitati da engine vetusti, macchine da gioco tecnicamente claudicanti e sistemi di controllo così ergonomici da fare la fortuna di centinaia di fisioterapisti.

Questa dialettica fra potenzialità e limitatezza ha sicuramente reso l'Occidente più ermetico a Monster Hunter, mentre le tante idiosincrasie di MonHun – dalle UI primitive alle interazioni fra i sottosistemi ai limiti dell'arcano – non hanno mai scalfito l'amore del Giappone per la serie targata Capcom, fin dalla sua prima iterazione.

Il motivo principale è legato alla natura spesso tascabile di Monster Hunter, perfetto per un popolo in viaggio che vive di portabilità come quello nipponico, dove il segmento mobile ha un ARPU (average revenue per user) di 90 dollari e le console portatili hanno una penetrazione sul mercato di più del 55%, mentre i titoli multimilionari su console domestiche ormai si contano sulle dita di un mano steccata.

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In Occidente la percezione del gioco portatile è molto differente: molti si limitano a equipararlo a Candy Crush su cellulare o ai Pokémon sul Ghemboi, con tanti adulti che tuttora giocano alle proprie console portatili soltanto fra le mura domestiche, un po’ per comodità e un po’ per vergogna.

Esiste anche un secondo motivo, più sotterraneo, meno incisivo e al contempo più importante per capire Monster Hunter.
La saga Capcom ha sempre risposto a sensibilità intimamente nipponiche, non tanto per l'estetica o la poetica che detta le sue storie e i suoi mondi, quanto per l'attitudine marziale all'apprendimento delle sue meccaniche, l'avversione al cambiamento e alla semplificazione, la severità con cui ha sempre richiesto che l'onere di farsi piacere ricada completamente sul giocatore.

Un neofita occidentale che prende in mano un Monster Hunter recente come Generations si trova di fronte a un prodotto complesso, intricato, a tratti intelligibile e limitato da discutibili scelte tecniche come i costanti caricamenti fra le zone o il framerate fin troppo ballerino. Come biasimarlo se dopo il primo approccio rimette la cartuccia nella scatola e derubrica il gioco in perdita netta?

È un peccato, perché l'ortodossia della serie non ha permesso a più persone di vivere il momento magico in cui il gioco fa finalmente click e tutto finalmente acquista significato. La fatica che hai fatto per tradurre Monster Hunter nella tua lingua di giocatore contemporaneo si scioglie in un momento di pura estasi da combattimento, in cui tu, il tuo cacciatore e la sua arma siete la stessa cosa.
Come succede per le grandi arti, dopo ore di fatiche ed esercizi che sembrano vani quello che sembrava impossibile diventa la norma.

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Dopo dodici anni dall'uscita del primo capitolo, Monster Hunter World prova a rendere quest'esperienza più accessibile senza perdere la sua identità, sia nella forma sia nel contenuto.
Con assoluto e inequivocabile successo.

 Imparare facendo

Monster Hunter World è rimasto fedele alle proprie origini, alle proprie radici di gioco senza tanti fronzoli e sovrastrutture cosmetiche.
Tolta la presentazione sfavillante in alta definizione, in nuce rimane un titolo in cui ammazzi mostri con cui ricavare armi e armature che ti permettano di ammazzarne altri più grossi.
Dietro questo ciclo apparentemente semplice si nasconde un intricato ordito di sistemi e interdipendenze che richiede tempo per essere compreso, assimilato e dominato. Anche le armi celano dietro allo scarso numero di input disponibili una straordinaria complessità fatta di i-frame, cancel, dash, combo situazionali, hyperarmor, frame di blockstun e counter.
In pieno stile Monster Hunter, nessuna di queste tecniche avanzate è resa palese al giocatore. Scoprire una nuova interazione è considerata – a torto o a ragione – parte del fascino dell'esperienza.

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Nonostante molto sia rimasto invariato, Monster Hunter World è, in assoluto, il titolo più accessibile della serie. Non solo, è anche uno dei pochi esempi di produzione “AAA” la cui l'accessibilità non provenga né dai tutorial (in verità così poco esaustivi da sembrare alcune volte parodistici) né da un istupidimento generale delle meccaniche di gioco.

Monster Hunter World si rende comprensibile in maniera molto fedele alle sue radici, rendendo il giocatore parte attiva e partecipativa del processo di apprendimento.
In sostanza, per imparare, devi voler imparare.
Ogni missione principale ruota intorno a un nuovo fondamentale della caccia, cosicché il giocatore impari nuove tecniche e ampli il proprio ventaglio di possibilità in maniera naturale e organica. E spesso lo fa sottovoce e per sottintesi, perché Monster Hunter non perdona i cacciatori distratti.

Il primo mostro da cacciare è il Great Jagras, un enorme lucertolone dall'aspetto e dall'incedere goffo. Ha un moveset limitato e non è particolarmente aggressivo, perciò per chi non è digiuno di Action in terza persona è poco più di un sacco da allenamento.
Eppure, nella sua apparente inutilità, insegna un fondamentale cardine di Monster Hunter, cioè la capacità di lettura dell'avversario; tutte le mosse del Great Jagras hanno un lungo tempo di preparazione, cosicché un neofita possa imparare a riconoscere e a reagire ai segnali che la creatura lancia prima di ogni singolo colpo.

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È un processo maieutico costante e progressivo, che accompagna il giocatore per tutta la durata della campagna, offrendo lezioni che diventano sempre più mimetizzate, più sottili, più specifiche.

Arriviamo a Legiana, una viverna che è in cima alla catena alimentare delle Coral Highlands, la terza mappa di Monster Hunter World. Il combattimento con Legiana è relativamente facile se hai imparato tutte le lezioni che il gioco ti ha impartito indirettamente fino a quel momento.

Sai leggere gli attacchi in anticipo, evitando le pericolose picchiate in volo. Hai imparato la pericolosità dei debuff dei mostri, quindi hai dietro di te delle preziose nullberry da sgranocchiare quando sei in difficoltà. Il combattimento con un Paolumu ti ha preparato a munirti sempre di dardi flash per stordire le creature in volo, il Pukei-Pukei ti ha insegnato a rispettare le fasi “Enraged” dei mostri, mentre i primi scontri brutali contro un Anjanath ti hanno impresso nella mente l'importanza delle giuste resistenze elementali.

Legiana, a sua volta, è un'ottima insegnante. Una delle sue mosse più perniciose la vede sbattere con violenza le ali, alzando una vera bufera di neve che applica uno status negativo e sbilancia il cacciatore. Durante questa fase Legiana rimane immobile per qualche prezioso secondo, ma è impossibile avvicinarla frontalmente pena il rischio concreto di una combo dolorosissima. Come sfruttare una tale finestra di opportunità? Un cacciatore rapido di pensiero si ricorda di un oggetto nel suo inventario, un mantello usato per planare, molto utile nelle Coral Highlands per sfruttare la verticalità della mappa cavalcando le correnti, segnalate con un vistoso sbuffo d'aria. Dopo una breve occhiata al terreno circostante, la mossa più pericolosa di Legiana diventa tutto a un tratto la miglior occasione per punirla.

L'ambiente in cui combatti i mostri è un pericolo e allo stesso tempo un'opportunità: saper menare fendenti e martellate con precisione chirurgica non basta per piegare le creature più temibili. Ci vuole attenzione, tempismo e uno sguardo sempre aperto e curioso all'ambiente.

Monster Hunter non rientra nella categoria degli action rpg perché non esistono né punti esperienza né i livelli del personaggio. Per quanto sia d'accordo col fatto non sia un RPG, i livelli di esperienza esistono eccome, solo che sono del giocatore e non del personaggio.

 Venare et Labora

Monster Hunter World deve la sua straordinaria longevità non solo al suo sistema di combattimento e alla reattività dei mostri che popolano il suo mondo, ma anche a un sistema di crescita basato sull'equipaggiamento che ha pochi pari nell'industria.
Quando sei nella natura selvaggia e non stai attivamente cacciando i mostri per recuperare materiali rari, stai probabilmente pescando, minando, raccogliendo piante e uccidendo animali per le pelli e la carne.
In una visione molto tribale e rispettosa dell'ambiente, non c'è niente che si butti via della flora, della fauna e delle risorse minerali che la natura ci regala. Tutto, anche le deiezioni mefitiche dei mostri, può essere trasformato, riciclato e riutilizzato per aumentare le chance di successo di una caccia.
Per questo anche una spedizione sfortunata non è mai tempo perso, perché ogni sostanza recuperata ha un suo scopo, anche quelle più umili e comuni presenti nelle zone iniziali.
Nella sicurezza della base, poi, i materiali raccolti diventano pozioni, decotti, talismani magici, giganteschi martelli a due mani, giustacuori di pelle ed elmi d'ossa. Le ore passate a esplorare ogni recesso di una mappa alla ricerca di ricchezze si tramutano in nuovi strumenti di gioco e aprono al giocatore sempre nuove possibilità.

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Ogni attività di Monster Hunter è legata al miglioramento del proprio equipaggiamento. Non si parte mai per una spedizione senza un'idea precisa su quale pezzo di armatura o arma si voglia ottenere e quali attività aiutino a velocizzare questo processo.
Come tutti i predecessori, il crafting e il loot sono al centro dell'esperienza, ma la cosa straordinaria è che World ti permette di decidere quanto grindare in base agli obiettivi e alle ambizioni che ti sei prefissato.

Se vuoi giocare in maniera più rilassata e seguire la storia principale, puoi costruirti una solida armeria in relativamente poco tempo e combattere con un certo successo i draghi anziani più feroci.
Se vuoi invece gettarti nelle sfide più difficili, provare tutte le armi e massimizzare i tuoi risultati, entri in una realtà fatta di decine e decine di ore di grind, di tabelle con i drop rate e di cacce ai limiti dell'impossibile.

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Il bilanciamento perfetto delle sfide permette insomma di premiare chi si getta anima e corpo nel gioco senza per questo punire chi da un videogioco cerca esperienze meno totalizzanti.

Parafrasando un grande caratterista del cinema italiano, il grind in Monster Hunter World po’ esse fero o po’ esse piuma. Anche quando è piuma, però, la ripetizione dei contenuti alla ricerca di materiali rimane parte integrante dell'esperienza: sperare di chiudere anche solo la campagna senza ripetere qualche mostro un po’ di volte è pura follia.

 Una vita di frontiera

Monster Hunter World è uno dei pochi prodotti contemporanei di successo la cui presentazione e le sue tematiche fondanti non sono influenzate dalla narrazione contemporanea dei videogiochi, divisa fra gli eccessi da blockbuster hollywoodiano e l'intimismo da pellicola socialmente impegnata presentata al Sundance.

Monster Hunter World sceglie di raccontare la sua frontiera, un luogo a suo modo arcadico che unisce il gusto per la polvere e il sudore di un western all'italiana all'esotismo e all'ignoto di un romanzo di Verne, con un'estetica che fonde fantasy occidentale, steampunk e culture sudamericane pre-colombiane, declinandola con lo stile inconfondibile giapponese. Non c'è niente che somigli a Monster Hunter, principalmente perché nessuno ci hai mai nemmeno provato.

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Per un gioco in cui non si fa che ammazzare animali, Monster Hunter World cela un messaggio sorprendentemente ecologico, seppur lontano dalle visioni da borghesi annoiati con Morrissey nelle cuffie e Tom Regan sul comodino.
In Monster Hunter si caccia e si mangia carne, certo, ma in un continente difficile, inesplorato e immensamente pericoloso, abitato da creature antiche e misteriose la cui stessa esistenza è un enigma che nessuno ha ancora risolto. La sopravvivenza dell'uomo – ma non solo – passa dal comprendere la natura che lo accoglie, studiarla e adattarsi a essa. E per farlo, specialmente quando il soggetto dei tuoi studi può creare un maremoto con un colpo di coda, alcune volte non si può andare per il sottile. L'importante è capire che la caccia in questo mondo non è uno sport crudele, ma uno dei modi con cui l'uomo trova il suo spazio nell'ordine naturale delle cose. Tale è il rispetto per le crudeli e magnifiche creature che il cacciatore sfida ogni giorno da celebrarne la loro grandiosità indossandone le pelli e impugnandone le scaglie.

Seppure la trama principale non lasci certo a bocca aperta, lo sforzo fatto per creare un'ambientazione coesa e coerente offre al giocatore un mondo vivido e brillante, che sembra esistere e vivere anche quando la console è spenta.

Il cast di supporto, di per sé non memorabile a parte un paio di gagliardi esponenti della vecchia guardia e un gattone chef, svolge perfettamente il suo compito, fornendo un background convincente alle avventure del cacciatore senza scadere nel didascalico o, peggio, nei vertiginosi abissi dei Lore Dump.

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L'ecosistema simulato nelle varie mappe è convincente e dettagliato, riuscendo a mantenere un aspetto organico anche quando, ogni tanto, appaiono delle crepe nella verosimiglianza e ci si ritrova spettatori di un evento a prima vista unico – come per esempio una lotta territoriale fra due creature – nello stesso luogo, nello stesso istante e nello stesso identico modo per più di una volta di fila.

Si tratta di pignoleria, intendiamoci: immergersi nei luoghi di Monster Hunter World è un piacere sensoriale vero e proprio e rappresentano forse uno dei ganci più forti di tutta l'esperienza.

 L'uovo di Colombo del Nuovo Mondo

Monster Hunter World è un gioco che sembra venuto fuori da una realtà alternativa, dove produrre un titolo AAA che offra centinaia di ore di divertimento senza nessun costo aggiuntivo sia la normalità. Una dimensione più fortunata, dove un grande publisher può offrire ai fan un prodotto che non cerchi di spremerli fino all'ultimo centesimo con loot box, DLC prematuri e valute virtuali acquistabili con denaro reale.
Anni di comunicazione strategica da parte dei grandi publisher ci hanno convinto che sia semplicemente impossibile offrire a “soli” 70 euro il seguito di un franchise multimilionario con ottimi valori di produzione, aggiornamenti frequenti, update gratuiti e un'esperienza online totale.

Destiny 2, per esempio, sembra non possa fisicamente aggiungere due missioni e un paio di modelli per armature e armi senza richiedere un obolo minimo di 20 euro, pena la bancarotta.
“Usiamo tutti i fondi per permettere al LIVE TEAM di offrirvi sempre nuovi contenuti!”, spergiura Bungie. Poi guardi bene, ma neanche così bene, e ti accorgi che il 90% di questi famigerati contenuti sono solo cosmetici e ben nascosti dietro alle solite microtransazioni, mentre il gioco vero rimane anemico, poco ispirato e semplificato fino al coma cerebrale.
Il risultato è che Destiny 2 rientra nella classifica dei giochi più deludenti dello scorso anno, protetto dalla furia dell'opinione pubblica solo grazie allo magniloquente fallimento di Battlefront 2. Il titolo Bungie sta già morendo, con buona pace dei piani decennali della saga, e lo sviluppatore deve sperare nel secondo miracolo di fila per rimanere anche vagamente rilevante nel 2018.

Chi avrebbe mai detto che trattare male i propri clienti li avrebbe fatti scappare?

Monster Hunter World, invece, ha deciso di invertire la tendenza offrendo un gioco multiplayer dalla longevità pazzesca, con un piano annuale di uscite gratuite, skin sbloccabili in-game e nuovi mostri disponibili per tutti a cadenza regolare.

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Sicuramente Capcom monetizzerà ulteriormente il titolo con pack di mostri a pagamento, oltre a una pletora infinita di inutili e innocue skin premium, ma ha deciso di far parlare il gioco per un po’ prima di tornare a battere cassa.

E l'Occidente, fino a questo momento freddo a Monster Hunter, si è sciolto di fronte a un prodotto che perlomeno prova a rispettare chi lo mette nel carrello. Il titolo Capcom è il primo vero successo del 2018 e sono certo continuerà a vendere per tutto l'anno, spinto dal passaparola dei videogiocatori soddisfatti per la qualità del titolo e riconoscenti con un publisher che li tratta come esseri umani e non come mucche da latte.

Monster Hunter World ha scoperto il proverbiale uovo di Colombo: se offri valore ai giocatori e li tratti bene, saranno loro il miglior ambasciatore delle tue virtù. Una soluzione banale come ammaccare un uovo per farlo stare in piedi. Eppure la grande nobiltà del Publishing non ci aveva ancora pensato (o ha fatto di tutto per scordarselo).

 TL;DR

Monster Hunter World è il miglior Monster Hunter di sempre, a detta di chiunque abbia giocato almeno un paio di capitoli della serie. Se la cosa non bastasse (e vi assicuro basta) è uno dei pochi titoli AAA usciti nell'ultimo lustro che ha rispetto per le tasche e per l'intelligenza di chi l'acquista.

Se il grind non spaventa e volete un titolo che vi accompagni fino all'estate, salpate per il nuovo mondo con Monster Hunter World; non ve ne pentirete.

 
16
Kudos
 
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