Memorie di un vigilante

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Questa è la sbobinatura di un'intervista del 2002, mai pubblicata, a John Michael Vitiello, raccolta da Stephen Silverwood per il «TIME». John Vitiello, chiamato da vigilante “The Gladius”, era ai tempi di questa testimonianza uno dei pochi sopravvissuti della generazione delle Meraviglie. Traduzione a cura di Marta Silvestrin.

Il primo fu il Ragazzo Meraviglia. Era il 1949, se non erro. La prima volta che vidi la sua maschera fu in un’edizione serale del giornale, per una rapina sventata sulla novantaseiesima strada. Si prese dodici proiettili in petto, ma gli rimbalzarono addosso come tappi di sughero. Non dovette neanche combattere, ché i rapinatori scapparono pensando fosse il demonio incarnato. O un angelo della Vendetta, non ricordo. Valli a capire, i negri [sic], con tutte le loro superstizioni.

Comunque fu una fortuna che non gli fu richiesto di alzare un dito. Il Ragazzo Meraviglia, con la sua pelle indistruttibile, sapeva prenderle come pochi, ma darle non era il suo forte. Mi chiese di allenarlo, qualche anno dopo, nella palestra in Hell’s Kitchen di mio zio. Dopo un mese gettai la spugna: guardia pessima, gioco di gambe da dilettante, un gancio molle come formaggio spalmabile. Non avrebbe vinto un incontro su un ring neanche con Jim Norris1 al suo fianco [ride]. Non sta bene parlare male dei morti, non sta bene davvero, ma come vigilante faceva proprio pena.

In compenso aveva una presenza da rivista: occhi azzurri, vivaci e dolci dietro la maschera, capelli color grano, sempre impomatati, e un sorriso che faceva impazzire tutte le mamme. Non è un caso che sia diventato così famoso, e che Hollywood lo adorasse. Io non capisco niente di cinema, sempre stato un uomo dai gusti semplici, ma devo dire che ci sapeva fare, davanti a una cinepresa. Per esempio, in quel film di Billie Wilder – come diavolo si chiamava2? – mi è sempre piaciuto un sacco. Era divertente e autoironico, e faceva un gran bene alla nostra categoria.

Noi ce la mettevamo tutta [a dare una mano]. E all’inizio le forze dell'ordine erano contente di averci intorno. Ci passavano le loro radio per poter rispondere prontamente alle chiamate dalla centrale, dopo averci insegnato tutti i codici. Me li ricordo ancora, santiddio: «Attenzione, 10-71 in Allerton Avenue!». Era divertente, e sentivamo di fare la differenza. Il problema è che non eravamo allenati. Non intendo fisicamente, spesso i nostri poteri erano sufficienti anche avessimo avuto il fisico di Roosvelt, ma mentalmente. Se la testa non sta dietro al tuo corpo, le cose possono andare davvero male.

Mi viene in mente Zeev Bachmann, per esempio. Era un brav'uomo, per essere un Abe3, e prima di sviluppare i poteri aveva un negozio di ferramenta nel Queens. Un tipo apposto, davvero, con un umorismo secco e pungente. Lei, come tutti, credo lo conosca come Molten Giant. Sì, il gigantesco uomo di lava che fermò le operazioni di Johnny Cinque Mani4 nel 1959. Gli diedero anche le chiavi della città, si ricorda? Ma comunque, una sera stava pattugliando le strade quando vide un bambino inciampare mentre attraversava sulle strisce pedonali. Aveva nevicato, e la strada era scivolosa. Un auto perse il controllo prima del semaforo e arrivò lunga. Vedendo la scena, Zeev scattò per recuperare il bambino prima che venisse investito. Il punto è che non s’era accorto di essersi acceso, per così dire. Il tempo di abbassare gli occhi ed era già carbonizzato. Per questo dico che non eravamo allenati mentalmente. Gli era bastato un momento di panico per trovarsi un cadavere straziato di un minorenne fra le braccia. La prese male, il povero Zeev, e generazioni di fatalismo ebraico gli cascarono addosso tutte insieme, proprio lui che trovava qualsiasi cosa gli desse piacere kosher a sufficienza da non farsi problemi.

Provò a spararsi la sera stessa, ma il colpo esploso si sciolse appena raggiunta la sua pelle. Per quanto ci provasse, il suo istinto di autoconservazione non gli permetteva di togliersi la vita così. Ritrovarono il suo cadavere pietrificato – simile a uno di quegli uomini di Pompei che si vedono nei documentari, presente? – qualche mese dopo nel fiume Hudson. Povero Zeev. E gli andò comunque meglio di altri.

Insomma, questi incidenti piano piano erano sempre meno rari. Lightspeed prese in pieno un’anziana signora a Prospect Park che stava dando da mangiare alle papere. Dopo il bang sonico, parti della nonna furono trovati sparsi per tutta Brooklyn. Captain Freedom perse il controllo in volo per un vuoto d’aria sopra l'Atlantico, finendo tritato in una turbina di un Boeing e portandosi con sé duecentoundici passeggeri e una mezza dozzina di personale di bordo. Fu un bel casino, c’era la squadra sovietica di hockey sopra.
MasterMind, poi? Si fratturò lo stinco in tre punti seguendo un malvivente e il suo urlo di dolore psionico è costato la sanità mentale a mezzo migliaio di studenti della scuola elementare là vicino.

Capisce insomma che anche noi sapevamo non poteva andare avanti così. I poteri non venivano concessi alle persone migliori per lo scopo. Non era un dono di Dio e, se lo fosse stato, era proprio crudele. Il fatto che l'autorità non ci sopportassero più era piuttosto logico. Anche persone come me e Freccia Dorata, che eravamo stati in guerra e certi errori non li avremmo mai commessi, capivano che non potevamo più [svolgere la professione di vigilanti].

Il primo di noi, il Ragazzo Meraviglia, smise di lavorare nel cinema e la pubblicità. Stava male, gli andarono in cancrena le gambe. Aveva a quanto pare una forma piuttosto rara di diabete. Niente di incurabile, se avesse avuto una pelle penetrabile dagli aghi. L’uomo indistruttibile non poteva farsi le punture ed è stato distrutto. Farebbe quasi ridere, se non fosse tragico. Morì dopo poco, temo fra atroci dolori.

Come se fosse stato tutto legato, dopo la sua morte iniziarono a cacciarci come cani. E spesso ci sparavano ancor prima che potessimo arrenderci. Del resto ci vedevano sempre come armati e pericolosi. Un poliziotto voleva tornare a casa dalla famiglia, e quell’ometto placido che gli chiedevano di portare in centrale magari per lo stress ti sparava un raggio laser dritto in faccia. Non ho mai odiato gli sbirri per questo, li capivo.

Ci nascondemmo, ma era proprio un’idea sciocca. Pensavamo che una maschera bastasse [a non farsi riconoscere], ma la moda fra noi vigilanti era quella del Ragazzo Meraviglia. Ci coprivamo con mascherine metalliche che celavano soltanto gli occhi e, al massimo, il naso, e quindi si capivano piuttosto bene i lineamenti. Eravamo stati fotografati centinaia di volte, e altrettante volte ci avevano ripreso con le telecamere. Sapevano com’era la nostra voce, conoscevano la nostra camminata, i tic e ogni piccolo vezzo.

Patricia Woolson, la Signora Scarlatta, fu arrestata nel 1961 dopo una soffiata di un’attrice sua cliente. Patricia aveva una risata particolare, di gola, un po’ nervosa e posticcia. La signorina che la denunciò aveva visto la sera prima in televisione un vecchio servizio giornalistico con protagonista la Signora Scarlatta. Il giornalista le fece un po’ maliziosamente i complimenti per gli stivali di pelle, e lei rise proprio come quella truccatrice di Broadway con cui condividevano i camerini prima degli spettacoli. Chiamò subito la polizia, e per loro non fu difficile fare due più due. Non la uccisero, no, ma fino alla morte la imbottirono di tranquillanti e psicoinibitori. Andai a trovarla una sola volta nella casa di cura dove la rinchiusero, ma mi fece troppo pena e non ci tornai più.

Io me ne andai dal Paese poco dopo, andando dai miei parenti di origine italiana in Uruguay. Ho lavorato fino al 1998 al mercato del pesce. Non una vita orribile, tutto sommato. E tanto negli States non avevo più un granché. Tutta la mia generazione, la generazione delle Meraviglie, era morta o sparita.

Volevamo far sognare i bambini, essere un esempio per un Paese sopravvissuto alla Seconda Guerra Mondiale, dare a un sacco di persone depresse un motivo per svegliarsi la mattina. Sì, ci piaceva ripulire le strade, ma più che per fare una differenza, era l'idea un po’ narcisistica di ergersi come semidivinità, come fari dell'umanità tutta. Non è andata proprio come speravamo, vero? Finché è durato è stato bello, però. Un po’ come l'infanzia, in cui ti riempi di albi a fumetti avventurosi, pieni di mistero e intrighi. Poi cresci, e quegli albi li butti via per pensare alla vita reale. Noi siamo stati quegli albi. E non mi stupisco siamo stati buttati via.


  1. Jim Norris è un imprenditore sportivo del ventesimo secolo, famigerato per i match truccati di boxe e le soventi compagnie criminali 

  2. Arriva la donna Meraviglia! (The real Marvel is you), Los Angeles 1952, The Mirisch Corporation. 

  3. Termine dispregiativo per gli americani di origine ebrea.  

  4. “Don” di una delle cinque famiglie mafiose di New York del tempo. 

 
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