Le 10 regole di un master di successo

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 1) Giocare di ruolo è un’attività di gruppo: trattatela come tale

Prima di iniziare una campagna ruolistica, parlate con i vostri futuri giocatori e spiegate loro cosa avete in serbo per loro. Siate chiari sullo stile di gioco, sull’atmosfera che vorreste ricreare e sull’eventuali restrizioni o regole custom che avete intenzione di inserire nel regolamento. Nel caso non siano interessati, cercate di trovare una soluzione che piaccia a tutti, senza impuntarvi scioccamente dall’alto della vostra posizione privilegiata (?): non fate un servizio nemmeno a voi stessi.
Se i vostri giocatori hanno voglia di prendere a calci cattivi una volta a settimana per rilassarsi, è inutile che tentiate di preparare una sofisticata narrazione noir ambientata a Vichy durante la caduta del nazismo; loro giocheranno controvoglia e la vostra campagna non decollerà mai. Potreste però, per esempio, proporre loro di giocare una sorta di epica hollywoodiana della resistenza francese piena di azione, esplosioni, nazisti bucherellati e pupe fascinose liberate; i vostri giocatori avranno più o meno quello che chiedono e voi potete inserire un po’ delle vostre idee e intuizioni senza alienarli.

 2) Individuate i vostri difetti

Il master è un ruolo complesso che richiede molti talenti, spesso eterogenei e tutt’altro che correlati. Il GM perfetto è allo stesso tempo arbitro, giudice, scrittore, narratore, attore e game designer. E noi? Noi non siamo perfetti e, probabilmente, abbiamo delle carenze in uno o più di questi ruoli.
Non è però un problema: l’importante è saper valutare con serenità in cosa siamo meno portati e fare in modo che non siano dei fattori fondamentali della propria campagna o cronaca.
Se non siete bravi a costruire una trama complessa, stratificata e con più livelli di lettura, cercate di delineare una premessa narrativa semplice e chiara, attendendo che siano i giocatori a dar significato alla storia. Se siete delle schiappe a gestire lunghe sessioni di combattimento, magari vi conviene concentrarvi su un gioco in cui i conflitti si risolvono con la parola e l’arguzia.
Cercate di masterizzare quello che potete e non quello che vorreste.

 3) Non abbiate paura di sperimentare (e magari sbagliare)

Come si scopre di avere un talento in qualcosa? Provando quel qualcosa una volta, magari per sola curiosità. Lo so, è banale, ma spesso siamo bloccati in attività in cui siamo mediocri (e nessuno, che lo ammetta o meno, si diverte nella mediocrità) perché ci manca la voglia di sperimentare.
Lo stesso, in piccolo, vale anche per i master. Non fissatevi per dieci anni sulle stesse ambientazioni, sugli stessi regolamenti e sulla stessa struttura delle campagne, ma provate ogni tanto qualcosa di nuovo, magari per una sessione sola.
Un narratore balbettante di Vampiri potrebbe scoprire di essere invece un drago in uno sprawl di Cyberpunk 2020, per esempio, o un master goffo di Forgotten Realms vivrebbe un personale rinascimento narrativo con Ravenloft.
O magari non succede niente, magari uno si accorge di trovarsi ancor peggio, ma ehi, si può ricavare qualcosa di buono anche dai fallimenti, no?

 4) Imparate dai migliori (e i migliori spesso non sono master)

Vi ritenete bravi? Non lo dubito. Potete essere ancora più bravi? Ci potete scommettere.
Non siate mai soddisfatti delle vostre abilità e cercate sempre nuovi stimoli per migliorarvi. Provate avventure create da master di talento, discutete con altri appassionati e fate tesoro di tutte le opinioni dei game designer di successo (sì, anche dei giochi che vi fanno schifo) che riuscite a piluccare in rete.
Ma non basta: divorate libri, film, serie tv, fumetti e, perché no, saggi storici e filosofici. Non importa che c’entrino qualcosa con il gioco di ruolo o anche semplicemente con il fantastico. Come per ogni altra arte (perché a certi livelli anche fare il master è un arte), più le proprie fonti di ispirazione sono eterogenee, più il risultato sarà stupefacente.

 5) Preparate le sessioni di gioco, non di terapia

Non si può raggiunge il tavolo da gioco con in mano soltanto un fazzolettino di carta con su scritto «IMPROVVISA, SEI UN CAMPIONE», questo è pacifico: uno dei doveri del GM è preparare sempre del materiale con cui si ha la certezza di coprire le ore settimanali allocate al gioco.
Ciò detto, state attenti a non fare della scrittura della sessioni il vostro vero gioco, in cui vi autocompiacete della vostra precisione e della vostra cura maniacale per i dettagli, spendendo un quantitativo di ore insalubre su mappe, schede, fogli di calcolo e pagine di Word. Non solo potreste spendere il tempo in maniera più proficua (vedi punto sopra), ma involontariamente avete già deciso che direzione dovranno imboccare i vostri giocatori, lasciando loro poco spazio di scelta. Ed è un comportamento dittatoriale. A meno che non mi vogliate far credere che abbiate creato un dungeon multi-livello per essere snobbato dai giocatori, ovviamente.

 6) Siate flessibili

L’imprevedibilità dei giocatori è cosa nota, perciò dovete essere pronti a reagire ai loro improvvisi cambi di rotta con calma olimpionica, come se la loro fosse la scelta più ovvia nella storia delle scelte più ovvie. Non lo farete soltanto perché le persone testarde non piacciono a nessuno (ed è un fatto assodato), ma per non rovinare il ritmo della narrazione partecipativa con un’ora di gioco impantanata su una scena che pretendete sia come volete voi. Prima capirete che il gioco è dei giocatori e prima riuscirete ad adattarvi alla corrente e sfruttarla a vostro vantaggio.

 7) Il Mondo di gioco non è una scenografia

Il mondo di gioco (con la sua geografia, i suoi assetti socio-politico-economici, le sue culture) e i Personaggi Giocanti sono entità interdipendenti: le azioni dei giocatori provocano effetti sul mondo che, a sua volta, produce effetti che ricadono sui primi. Dovete quindi conoscere bene il contesto in cui fate interagire i PG, affinché il mondo si dimostri sufficientemente reattivo da sembrare credibile e, soprattutto, affascinante per il giocatore. Se le scelte non producono conseguenze profonde e a prima vista inaspettate, che gusto c’è nell’interpretare un ruolo? Se darete carattere e specificità agli ambienti di gioco, renderete le sessioni estremamente più interessanti da giocare.

 8) Non concentratevi sulla storia, ma sui personaggi

Se non volete complicarvi la vita, non create mai una campagna story-driven, ovvero in cui gli eventi si muovono con il fluire della storia. Anzi, è meglio che il master una storia non la scriva neanche. Piuttosto concentrate i vostri sforzi sui PNG: un gioco di ruolo è già di per sé character-driven, cioè più concentrato sull’evoluzione dei protagonisti che su un intreccio pre-costituito; l’idea di rendere centrali anche nella vostra visione i personaggi rispetto ad assurdi e contorti plot dovrebbe venire naturale. Il tempo speso per creare PNG tridimensionali, psicologicamente credibili e divertenti è tutt’altro che buttato: fate in modo che siano loro i ganci narrativi che servono ai giocatori per proseguire con la loro storia.

 9) Siate empatici

Il gioco di ruolo è un’attività di gruppo e, come tale, richiede che il master non sia un gelido calcolatore lancia-dadi, ma piuttosto una persona con cui i giocatori possano relazionarsi in maniera spontanea e rilassata, condividere i propri dubbi e parlare senza sentirsi giudicati da un maestrino con la scopa nel sedere. Siate amichevoli, comprensivi e imparate a leggere certe dinamiche interpersonali fra i giocatori prima che esplodano in fastidiosi dissapori. E sì, ogni tanto è importante essere anche un po’ paraculo, se la situazione lo richiede.

 10) Divertitevi

Il comandamento più importante di tutti. Sembra banale, ma ho conosciuto tanti master frustrati dalla loro esperienza dietro allo schermo. Se non riuscite a godere dell’esperienza, se non lo fate perché vi diverte davvero, chiedetevi perché. Può darsi, e non è una vergogna, che siate dei giocatori.

 
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