La mappa di Jerry Gretzinger - Una vita da demiurgo

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Umido agosto del 1963, periferia di Ann Arbor, Michigan.

Jerry Gretzinger era seduto nella sala controllo del locale stabilimento della Hoover Ball Bearing (ora Hoover Precision) a farsi due palle così.

Molto appropriato, lavorando in una fabbrica di sfere, ma nondimeno insopportabile.

Jerry sfilò da un cassetto un foglio di carta per macchine da scrivere, impugnò una penna (ovviamente a sfera) e decise di ammazzare il tempo scarabocchiando la mappa di una città che non esiste, tratteggiandone le minuscole casine nei minuscoli isolati dei minuscoli quartieri, arricchendola con musei, monumenti e stazioni del treno ispirati all’idea americanissima che aveva di Londra.

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Fu soddisfatto del risultato, ma si accorse istantaneamente che non sarebbe più bastato.

La mappa, per quanto gradevole, non rispondeva ai bisogni della popolazione che abitava in quei confini d’inchiostro e carta. Avevano bisogno di cibo, d’acqua, di elettricità, di zone industriali dove produrre e spazi commerciali dove consumare.

Nacquero dalla sua penna fiumi navigabili, laghi d’acqua dolce, affilate montagne e morbide colline inglesi, sconfinate zone agricole, nuovi centri abitati e nuove strade che li interconnettevano tra loro.

Tutti i giorni, venti minuti al giorno, Jerry costruiva e affinava parti del suo mondo, un foglio A4 per volta, con un rigore e una disciplina che ci si aspetterebbe da un ingegnere, un burocrate, un mago.

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Tutti i fogli erano catalogati, fotocopiati e inseriti in un foglio di calcolo su pc per non dimenticare cosa contengano.

Non saltava un giorno, né dimostrava di volersi fermare mai. I fogli si impilavano, nuove vite e società si materializzavano, intere regioni e mari venivano dipinti e inseriti nel letterale quadro d’insieme, con la loro storia ben chiara e delineata nella mente di Jerry, capace di ricordarsi quale fosse il sindaco di Wybourne o il numero di abitanti della sua Ukrainia. Era un hobby, certo, ma c’era un legame fra lui e il suo universo di cellulosa che è difficile da spiegare accontentandosi di questa definizione.

Smise, per motivi personali, di dilettarsi con la sua passione per qualche anno, fin quando nel 2003 suo figlio non ha trovato la scatola con le mappe durante un trasloco e ne ha chiesto lumi. Rivedere la sua creazione, toccare la superficie corrugata della tempera secca, ha riacceso la passione di Jerry. Oggi, a settantanove anni, non ha ancora smesso. Anzi, il suo lavoro ha preso pieghe inaspettate.

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Come succede agli scrittori, ai pittori e ai musicisti, pian piano Jerry ha sentito la sua creatura crescere e prosperare indipendentemente dalla sua volontà, tanto che iniziava a trovare faticoso compiere delle scelte per il futuro del suo mondo che non considerasse istintivamente parziali e ingiuste.

Ha deciso quindi di darsi delle regole e di far sì che venissero dettate da un mazzo di carte speciale, chiamato affettuosamente “Future Predictor”, veggente. Ogni mattina estrae una carta e segue il suo comando, senza farsi domande né cercare alibi. Chiede di scannerizzare, stampare e ridisegnare un foglio? Jerry esegue. Chiede di catalogarne uno, copiarlo e inserirlo in versione rimpicciolita all’interno del mondo? Jerry esegue.

Non si abbandona ai sentimentalismi neanche quando la carta gli richiede di aggiungere il “Void”, il Nulla su un centro abitato. Il Void è una massa informe biancastra che divora tutto e si espande a ogni nuova reiterazione della mappa, ammazzando la popolazione, distruggendo palazzi, vetrificando le campagne. Alcune volte, spesso proprio attraverso le carte, gli abitanti delle città decidono di costruire delle mura per difesa dal Void e Jerry, ovviamente, li aiuta disegnandole.

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Un esempio dal diario di Jerry: «Il Void è apparso a Penfold, una vivace cittadina di 103.000 abitanti nel distretto The Plains. L’incidente è occorso nel centro della città, portando via con sé 7.400 abitanti e la seconda delle due stazioni della monorotaia. Il governo della città ha già richiesto al Governo Centrale i fondi per la costruzione delle Mura anti-Void in difesa dei rimanenti penfoldiani. Intanto una nuova area residenziale, New Penfold, è stata eretta a nord-est del principale insediamento e accoglierà gli sfollati dei quartieri centrali».

Con gli anni e a ogni successiva stesura delle mappe, il mondo diventa sempre più astratto e sognante. Fra rappresentazioni topografiche dalla precisione maniacale si aggiungono collage di pubblicità, note scritte a mano, testi di giornali e riviste, definizioni del dizionario, fotografie personali, come se ormai la stilizzazione non bastasse più.

A prima vista potrebbe sembrare a molti un modo dell’autore per esprimere qualcosa di sé, ma io credo che sia il contrario: Jerry ha trovato un sistema per fare esprimere il suo universo di carta in modi più sottili di quelli che una riproduzione statica di strade e quartieri potrebbe mai permettere.

Da quel 1963 sono passati cinquant’anni. I pannelli che compongono la mappa sono più di tremila e non sembra che la crescita voglia arrestarsi presto, continuando a vivere nella testa e sui pennelli di un Jerry tuttora vivace e concentrato nel suo obiettivo.

Un obiettivo futile, intrinsecamente inutile come molta arte, autoreferenziale, quasi ossessivo, eppure capace di far sognare, di intrigare e creare anche un po’ d’invidia: quanti mondi della nostra mente avremmo potuto rendere reali con un po’ del rigore di Jerry Gretzinger?

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