I diritti imperscrittibili del videogiocatore

Vi sarà capitato almeno una volta da quando bazzicate, che ne so, il MONDO, di leggere la famosa lista de
I diritti imperscrittibili del lettore, tratta da Come un romanzo di Pennac.

Mi è rivenuta in mente qualche giorno fa, mentre decidevo di interrompere la lettura di una cacata su carta costata quanto una gita a Berlino, e mi sono chiesto se si potesse ricreare una lista di diritti imprescrittibili anche per i videogiocatori, seguendo pedissequamente la struttura creata dal Danielone nostro.

Me lo sono chiesto e mi sono detto che sì, si poteva fare. Mi sono anche congratulato per l’idea e mi sono offerto una bottiglia di Morellino che ho bevuto alle tre di notte, eroso dai sensi di colpa.

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 1. Il diritto di non aggiornarsi

Il mondo del gaming è in costante evoluzione, con decine e decine di nuovi titoli in uscita ogni settimana sulle più disparate piattaforme. Puoi fermarti, ogni tanto, e giocare solo a un vecchio Zelda per NES. C’è sempre tempo per mettersi in pari.

 2. Il diritto di saltare alcuni contenuti

Se le missioni secondarie, le sfide o la caccia ai collezionabili ti annoiano, puoi tranquillamente fare a meno di giocarle. Il valore di un videogioco è nell’esperienza, non nella durata.

 3. Il diritto di non finire un videogioco

Anche se lo hai comprato e ci hai già investito del tempo, non è un problema lasciare un videogioco a metà. Lo recupererai o, altrimenti, sfrutterai le ore che hai risparmiato in un’attività che non ti soddisfa per giocare a qualcos’altro.

 4. Il diritto di rigiocare

Hai voglia di rivivere le avventure di Guybrush Threepwood in Monkey Island 2 per la decima volta? Fallo, anche se hai una pila di roba ancora da scartare. Avrai chiaramente i tuoi buoni motivi e nessuno può metterli in discussione.

 5. Il diritto di giocare qualsiasi cosa

Non devi per forza impegnarti soltanto in titoli profondi, complessi o competitivi. Se ti va di perderti in qualche puzzle game per cellulare con le caramelle, non sentirti in colpa verso chissà quale divinità del Buon Gioco.

 6. Il diritto all’escapismo

Si dice che videogiocare per vivere in universo meno banale e doloroso del nostro sia psicologicamente insalubre. Balle. Scappare dalla realtà è sano, purché vi sia anche il biglietto di ritorno già fissato.

 7. Il diritto di giocare ovunque

Non nasconderti nell’autobus mentre catturi mostri portatili sulla tua console portatile né vergognati se qualcuno ti vede spippolare in mensa durante la pausa pranzo. C’è chi si distrae con della musica (spesso peggiore della colonna sonora del gioco con cui sei preso), chi con riviste di dubbia integrità morale o pessimi programmi radio. Se a te va di tenere le dita allenate, nessuno può farti sentire in colpa.

 8. Il diritto di provare

È una pratica che purtroppo sta scomparendo, ma le demo dovrebbero esistere per ogni videogioco uscito e che uscirà nei secoli dei secoli. In un medium interattivo, come si può scegliere senza toccare letteralmente con mano?

 9. Il diritto di guardare

Puoi amare i videogiochi, ma preferire vedere altri giocarli, che siano amici o perfetti sconosciuti su internet. Se ti diverte e ti intrattiene, direi che il gioco ha comunque raggiunto il suo scopo.

 10. Il diritto di tacere

Sì, come nella lista di Pennac, ché non c’è niente di peggio di farsi rivelare tutto da perfetti sconosciuti ancor prima di prendere il pad in mano. Si può sempre mostrare il proprio entusiasmo senza spoilerare ogni cosa, no?

 
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